Una pompa di calore può avere un COP eccellente sulla scheda tecnica e, una volta installata, consumare troppo, lavorare male o non garantire il comfort previsto. Non è una contraddizione. È il risultato di un errore frequente: valutare la macchina separatamente dal sistema.

La pompa di calore non produce calore come una resistenza o una caldaia. Lo trasferisce dall’esterno all’interno usando energia elettrica. Proprio per questo il suo rendimento non è fisso: cambia continuamente con la temperatura esterna, la temperatura dell’acqua richiesta dall’impianto, le portate, i cicli di lavoro e la regolazione.

Il COP della brochure non è il risultato dell’impianto

Il COP misura il rapporto tra calore fornito ed elettricità assorbita in una determinata condizione di prova. È utile per confrontare le macchine, ma non descrive una stagione di riscaldamento.

Quello che conta davvero è lo SCOP reale: il rendimento medio ottenuto durante l’intera stagione. Nel libro uso valori prudenti, non promesse commerciali: circa 3,0 è un risultato realistico; 3,5 è buono; oltre 4,0 è ottimo. Quando si scende stabilmente sotto 2,5, la convenienza economica si riduce in modo importante.

01

Se un edificio richiede 5.000 kWh termici all’anno, con SCOP 3,0 servono circa 1.670 kWh elettrici. Se lo SCOP scende a 2,0, ne servono 2.500. La macchina può essere la stessa: sono cambiate le condizioni di lavoro.

La temperatura di mandata decide più del marchio

Il fattore che pesa maggiormente sull’efficienza è la distanza termica che la macchina deve superare. Più è fredda l’aria esterna e più è calda l’acqua richiesta, maggiore è il lavoro del compressore.

Per questo pavimento radiante e ventilconvettori sono spesso abbinamenti favorevoli: riescono a fornire comfort con acqua a temperatura relativamente bassa. I vecchi radiatori non sono automaticamente incompatibili, ma devono essere verificati. Se per scaldare l’edificio servono stabilmente 55–60 °C, la pompa di calore viene portata nella zona più sfavorevole del proprio funzionamento.

Il punto non è chiedere se una macchina “arriva a 60 °C”. Molte ci arrivano. La domanda corretta è: con quale rendimento, per quante ore e a quale costo?

Sovradimensionare non significa stare tranquilli

Nel lavoro sugli impianti incontro spesso la scelta di aumentare la potenza “per sicurezza”. Con una caldaia questa abitudine può restare nascosta. Con una pompa di calore può diventare un problema.

Una macchina troppo grande rispetto al carico reale tende a raggiungere rapidamente il setpoint e a spegnersi. Riparte poco dopo, poi si spegne di nuovo. Questi cicli brevi riducono l’efficienza, aumentano le sollecitazioni e rendono più difficile mantenere una temperatura stabile.

Una pompa di calore deve poter modulare e lavorare a lungo, seguendo il fabbisogno. Il dimensionamento non nasce dai metri quadrati e nemmeno dalla potenza della vecchia caldaia. Nasce dal calcolo delle dispersioni, dalle condizioni climatiche di progetto e dal comportamento reale dell’edificio.

Portata, distribuzione e inerzia: la parte invisibile

Anche una macchina ben scelta può lavorare male se l’impianto non riesce a ricevere e distribuire il calore. Le cause possono essere molto concrete:

  • portata d’acqua insufficiente o instabile;
  • tubazioni o valvole che introducono perdite di carico eccessive;
  • zone che chiudono contemporaneamente riducendo il volume disponibile;
  • terminali non bilanciati;
  • accumuli e separatori inseriti senza una logica idraulica coerente;
  • sonde collocate male o letture che non rappresentano l’impianto.

La pompa di calore vede temperature e portate, non le intenzioni del progettista. Se questi segnali sono sbagliati, reagisce di conseguenza.

La regolazione può migliorare o distruggere il risultato

Una pompa di calore lavora bene quando produce solo il calore necessario, alla temperatura più bassa possibile e per periodi lunghi. La curva climatica serve proprio a questo: adegua la mandata alle condizioni esterne.

Impostare una temperatura alta “così siamo sicuri”, usare il termostato come un interruttore acceso-spento o programmare forti abbassamenti notturni può ottenere l’effetto opposto. Dopo una lunga interruzione la macchina deve recuperare rapidamente, sale di temperatura e perde efficienza.

Anche le resistenze elettriche di supporto meritano attenzione. Sono utili come emergenza o in condizioni specifiche, ma se entrano spesso in funzione trasformano un sistema ad alta efficienza in un riscaldamento elettrico diretto.

Il comportamento dell’utente fa parte del progetto

Due case identiche possono produrre risultati diversi. Cambiano gli orari, le temperature desiderate, il ricambio d’aria, l’uso dell’acqua calda sanitaria e la gestione delle stanze.

Per questo un progetto serio non si limita a scegliere potenza e modello. Deve chiarire come verrà usato l’edificio. Se il sistema è pensato per funzionamento continuo a bassa temperatura, non può essere valutato con la logica della caldaia accesa due ore al mattino e tre alla sera.

Come capire dove si trova il problema

Quando una pompa di calore consuma troppo, sostituire subito la macchina è raramente il primo passo corretto. Prima servono misure.

  1. Verificare il fabbisogno reale e confrontarlo con la potenza installata.
  2. Leggere mandata e ritorno, non soltanto il setpoint impostato.
  3. Controllare portata e salti termici nelle diverse condizioni operative.
  4. Osservare i cicli: quante accensioni, quanto durano, quanto modula il compressore.
  5. Misurare l’energia elettrica assorbita e quella termica prodotta, quando possibile.
  6. Separare riscaldamento, acqua calda e integrazioni per capire dove nasce il consumo.

Solo dopo queste verifiche ha senso intervenire. A volte basta correggere la curva climatica. Altre volte bisogna riequilibrare l’impianto, modificare la logica delle zone o ridurre la temperatura richiesta ai terminali. In alcuni casi emerge che l’edificio o la distribuzione non erano adatti alla soluzione proposta.

IN SINTESI

Prima il sistema.
Poi la macchina.

Una pompa di calore efficiente può funzionare male quando viene scelta come prodotto e non progettata come parte di un sistema. Il modello conta, ma viene dopo: prima ci sono il fabbisogno, le temperature, le portate, la regolazione e l’uso reale.

Quando questi elementi sono coerenti, la pompa di calore può sostituire il gas e lavorare con costi competitivi anche senza fotovoltaico. Quando non lo sono, una buona tecnologia diventa facilmente il capro espiatorio di un cattivo progetto.

Questo articolo sviluppa alcuni temi del libro Il fotovoltaico non riscalda casa. I valori riportati sono ordini di grandezza: ogni edificio e impianto richiede una valutazione specifica.