Ci sono sostituzioni in cui il cliente sceglie la caldaia. E ci sono sostituzioni in cui la sceglie il muro. Questa era una di quelle.

Una caldaia Baxi del 2008, installata in un cassone a incasso nella parete esterna di un terrazzo, in mattoni faccia a vista. Una soluzione elegante quando fu costruita la casa, che vent’anni dopo diventa un vincolo rigido: il cassone è murato, la cornice fa parte della facciata, il camino e lo scarico condensa sono già lì. Lo racconto con i quattro passaggi che uso su ogni impianto: osservare, misurare, valutare, decidere.

01 · Osservare: cosa non si può toccare

Al sopralluogo la prima domanda non è stata “che caldaia mettiamo?”, ma “cosa deve restare com’è?”. La risposta era lunga: il cassone e la sua cornice, perché allargarli voleva dire rompere la muratura in faccia a vista; il camino esistente; lo scarico condensa; la regolazione, con un comando interno e due termostati aggiuntivi al primo piano.

Fissare i vincoli prima dei desideri cambia l’ordine della conversazione. Il vincolo non è un problema da risolvere in cantiere: è un dato di progetto da mettere sul tavolo al sopralluogo. Le sorprese costose nascono quasi sempre da qui.

02 · Misurare: il catalogo si restringe da solo

Con le misure del vano, la lista dei modelli possibili si accorcia in fretta. Abbiamo messo a confronto versioni da incasso e versioni per installazione esterna della stessa gamma, in diverse potenze, guardando ingombri e gestione delle zone. La scelta è caduta su una caldaia a condensazione per esterno da 24 kW, che entra nel cassone esistente senza toccare cornice e sportello.

Un dato invece non l’ho usato come guida: la potenza della vecchia caldaia. Dice cosa era stato installato, non cosa serve alla casa.

03 · Valutare: il camino non si dà per scontato

Riutilizzare il camino esistente è la scelta più pulita: niente nuove forature, niente terminali in facciata. Ma una caldaia a condensazione non si collega a qualunque condotto. Prima dell’allaccio va verificato che il camino regga la condensa acida e l’eventuale funzionamento in pressione, che diametri e configurazione siano tra quelli ammessi dal costruttore, che lo scarico della condensa sia corretto.

Qui il collegamento è stato fatto con un raccordo per fumi con una deviazione, per allineare l’uscita della nuova caldaia all’imbocco esistente nel cielo del cassone. Il tiraggio misurato dall’analizzatore è nell’ordine dei decimi di pascal.

Il punto più stretto: il trattamento dell’acqua

La parte che mi è piaciuta di più è anche la meno visibile. Sotto la caldaia gli attacchi occupavano tutto lo spazio, e lì di solito si mette il dosatore di polifosfati. Rinunciarci sarebbe stato facile, e sbagliato: protegge lo scambiatore sanitario dal calcare per tutta la vita della macchina.

Allora l’abbiamo portato in alto, a fianco della caldaia, adattando su misura le tubazioni REHAU per raggiungerlo. Nella parte bassa è entrato il defangatore magnetico, con la sua valvola di scarico per spurgare i fanghi durante la manutenzione.

Dosatore di polifosfati montato in alto nel cassone a incasso
Dosatore di polifosfati, montato in alto
Defangatore magnetico con valvola di scarico sotto la caldaia
Defangatore magnetico con scarico
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In un incasso lo spazio per il trattamento dell’acqua va progettato al sopralluogo, non cercato a fine lavoro. Posizione e accessibilità contano: il dosatore va ricaricato, il defangatore va spurgato.

04 · Decidere, e lasciare traccia

A fine lavoro sono rimaste le prove: la tenuta dell’impianto gas secondo UNI 11137-1, con una perdita di 0,01 dm³/h e ispezione visiva positiva; l’analisi di combustione sulla nuova caldaia, con rendimento di combustione del 97,6% e CO corretto di 178 ppm; la precarica del vaso di espansione ripristinata.

Come sempre, vale la distinzione: il rendimento di combustione descrive la prova di quel momento, non il rendimento stagionale e tantomeno il risparmio in bolletta.

Cosa porto via da questo intervento

  1. I vincoli si elencano per primi: cosa non si può toccare decide cosa si può fare.
  2. Le misure del vano filtrano il catalogo prima di qualsiasi preferenza di marca o prezzo.
  3. Il camino esistente è una risorsa solo dopo averlo verificato per la condensazione.
  4. Il trattamento dell’acqua non si sacrifica allo spazio: si sposta, si adatta, si progetta.
  5. Le verifiche finali vanno documentate, con i valori e non con un “tutto ok”.

IN SINTESI

Prima il vano.
Poi la caldaia.

Dall’esterno non è cambiato nulla: stesso cassone, stessa cornice, stessa facciata. Dentro c’è una macchina nuova, collegata al camino esistente, con l’acqua trattata e le prove documentate.

È il tipo di lavoro che non si vede, ed è proprio il punto: quando il vincolo viene trattato come un dato di progetto, il risultato è che nessuno si accorge che c’era.

Il caso completo, con fotografie delle lavorazioni, dati di targa, prova di tenuta e analisi fumi, è pubblicato da ErgonSì: Caldaia a incasso esterno: sostituirla quando lo spazio è il vincolo. Sullo stesso tema: Cambiare caldaia: la macchina è la parte più facile. Ogni impianto richiede una valutazione specifica.